Il Lavoro… che Passione

Il Lavoro… che Passione

Il Lavoro… che Passione

Capita a volte che mi trovi a parlare con professionisti e imprenditori rispetto alle loro attività lavorative e ho la sensazione che quasi non si vogliano affrontare alcuni temi, in quanto ritenuti di scarso interesse o addirittura ostici.

Riscontro un senso di evasione, un tentativo maldestro di allontanarsi da qualcosa o qualcuno nei confronti dei quali si prova disagio, a volte sofferenza, insomma, un modo per far capire che l’orario di lavoro è terminato e quindi bisogna pensare ad altro… a divertirsi.

Questi momenti sono stati per me negli ultimi anni occasioni di studio e di sfida, soprattutto nei confronti delle ignare cavie, poiché volevo capire fino in fondo le cause delle loro reazioni per poi confrontarmi con le stesse. Da lì sono emerse le considerazioni più disparate rispetto alla situazione di tantissime persone che si trovano a lavorare in un settore che non gradiscono, con un ruolo che non desiderano, collaborando con persone con cui non hanno nulla da condividere. Il perché lo facciano risiede in diversissime ragioni; si va da quelli che hanno ereditato mal volentieri l’attività di famiglia, a quelli che hanno preso quello che è capitato per mancanza di meglio, a coloro i quali dichiarano di non avere avuto possibilità di studiare, a chi si sente di essere stato sfortunato, per proseguire poi con altri piccoli e grandi motivi, molti dei quali, se non tutti, rivolti a cause esterne. Proprio così, la colpa non è mia, andiamola a dare a qualcun altro…..

Ahimè, nel momento stesso in cui rinunciamo ad assumerci il 100% delle responsabilità rispetto a ciò che ci succede diamo spazio alle scuse quale porta d’ingresso dedicata agli  insuccessi.

L’evoluzione delle attività lavorative negli ultimi anni e soprattutto lo smembramento di alcune di queste ha portato molte persone a considerare addirittura dei doppi/tripli lavori al fine di raggiungere un equo livello di entrate, così da sostenere le esigenze proprie e quelle della famiglia. Il dedicarsi solo a ciò che ci porta guadagno per necessità, senza prendere in considerazione la reale inclinazione personale verso il prodotto/servizio, ha incrementato ulteriormente il dislivello tra lavoro e piacere.

Quando ho incominciato a sviluppare le mie attività all’interno del Referral Marketing collaborando con BNI, mi sono trovato d’un colpo sbalzato in Paradiso e cioè in un grande giardino protetto, in cui professionisti e imprenditori veri avevano la possibilità di esprimere la comune passione verso l’attività della propria vita. Si, è vero che all’inizio nel giardino ci entravano un po’ tutti, o meglio quasi tutti, ma adesso che il progetto si sta sempre più evolvendo, là dove il professionista è vero allora ha più opportunità di avere successo. Una delle cose più belle nel fare Referral Marketing è che le persone prima entrano in relazione l’una con l’altra, si confrontano sui propri percorsi personali e  lavorativi, hanno modo di esprimere le proprie passioni e successivamente emerge di ciascuno il vero io prendendo corpo nei pensieri, nelle parole e nelle azioni quotidiane.

A questo punto solo chi ha veramente passione in ciò che fa, con grande coraggio affronta qualsiasi evoluzione del vivere in comune, mettendo sempre in evidenza la ricerca della perfezione, a volte usando anche l’inventiva nel creare qualcosa che non esisteva ancora. E’ una bellezza sentire parlare questi professionisti, hanno gli occhi lucidi, si muovono come acrobati nel circo della vita, parlano come dei romanzieri nonostante all’inizio mostrino timidezza e timori, il palcoscenico è loro in quanto protagonisti di ciò che fanno, appassionati e soprattutto felici di condividere tutto ciò che è in loro possesso.

Il ruolo di formatore nel Referral Marketing mi ha sempre messo di fronte alle più svariate motivazioni dell’apprendere un nuovo modo di fare Business e la cosa più sorprendente è sempre stato l’impegno con cui tanti professionisti decidessero di concedersi alle lusinghe del dare ancor prima di ricevere, si applicassero tanto fino a sostenere i percorsi più impegnativi andando oltre le proprie zone di comfort, fiduciosi nel Team. Oggi come Trainer e coach di Asentiv (per saperne di più LEGGI QUI), mi confronto quotidianamente con i più lungimiranti professionisti che da veri appassionati e amanti del proprio lavoro, hanno il coraggio di andare oltre, cercando la specializzazione massima, con l’obiettivo di crearsi un vantaggio competitivo su di una pseudo concorrenza. Sono sicuri che per avere successo è necessario allinearsi rispetto ai propri obiettivi e che con gli strumenti giusti s’incomincia a giocare sui campi del professionismo…da professionisti.

Un episodio di qualche giorno fa…in un aula di circa 700 persone, il relatore ha chiesto quanti dei professionisti in sala ritenessero di fare lo stesso lavoro da più di 10 anni (quasi una sfida nei confronti di quelli che cambiano spesso lavoro), più del 90% dei presenti ha alzato la mano (come risposta alla sfida, per dimostrare la loro forte centratura rispetto al percorso lavorativo scelto). Ebbene, il gelo nella sala è sceso quando lo stesso relatore ha sentenziato che con molta probabilità nessuno dei presenti stesse facendo lo stesso lavoro di 10 anni fa, benché forse stessero lavorando nello stesso settore ma sicuramente il loro ruolo era cambiato, le mansioni che giornalmente si trovavano ad affrontare si erano modificate in riferimento ai cambiamenti della vita e del mercato, sempre meno favorevoli agli improvvisatori e sempre più ideali per coloro i quali avevano deciso di specializzarsi.

La specializzazione è la chiave di volta nell’era attuale, laddove per raggiungerla c’è bisogno si d’impegno ma soprattutto di passione, per arrivare a dedicare tutto il proprio tempo, con amore e dedizione, all’attività che ci si è scelti di svolgere.

“Il Lavoro… che Passione”, la parola ai Professionisti.

ANdrea